Rhapsody of Fire – The Frozen Tears of Angels
06.05.10
Ci sono alcuni gruppi musicali che per natura sono nerd-approved. E’ un legame viscerale quello che lega il bacino di fan di alcuni artisti a una determinata corrente culturale. Nel “nostro” caso, se un artista può essere associato a un videogioco, a un gioco di ruolo, a un film in particolare o a un’atmosfera che sa di nerd beh… è uno del “party”, è riconosciuto per l’eternità come uno “di noi”. E se c’è un gruppo musicale che credo tutti associno alle atmosfere di D&D è quello capitanato da Luca Turilli e Alex Staropoli, ovvero i Rhapsody of Fire, comunemente conosciuti come Rhapsody, perché quel “of Fire” aggiunto per questioni legali è proprio brutto.
Gli alfieri del power metal sinfonico made in Italy sono riusciti, nel corso di più di tredici anni di onorata carriera, a conquistare moltissimi metal kidz e non cantando di spade, draghi, cavalieri ed entità oscure, evocando atmosfere uditive che è impossibile non associare alle mirabolanti avventure che ogni settimana viviamo armati di dadi, carta e penna. L’Emerald Sword saga cantata nei primi quattro episodi discografici resta un classico che qualsiasi appassionato di roleplaying non può non amare e sono convinto che nella mente di molti di voi in questo momento stia risuonando “for the King, for the land, for the mountains…” e anche la nuova saga, cominciata con Symphony of Enchanted Lands part II, per quanto, forse, meno brillante della precedente, ha fatto breccia nel cuore dei fan. Però, nel bel mezzo della saga, dopo il controverso Triumph or Agony, ma probabilmente all’apice del successo della band, succede qualcosa di strano: i Rhapsody of Fire piombano in uno strano silenzio, sempre più lungo, privando la scena metal di uno dei gruppi più rappresentativi degli ultimi anni. Il motivo? Dopo tante voci e tanta “omertà”, ecco svelato l’arcano: crisi profonda e relativa causa legale con la Magic Circle Music, casa discografica del bassista dei Manowar, Joey De Maio, che tanto sembrava un “padre generoso” nei confronti di Luca Turilli e soci… Insomma, una storia degna di un thriller legale, una storia che però per fortuna ha un lieto fine. I Rhapsody of Fire, dopo tre anni di “reclusione”, sono liberi di esprimersi e, dopo aver siglato un contratto con Nuclear Blast, sono finalmente tornati sulla scena con il loro nuovo album The Frozen Tears of Angels.
Per cui, sfoderate le spade di smeraldo e invocate il sacro potere del tuono, perché si parte per una nuova avventura fra draghi, angeli e demoni!
La scelta stilistica e concettuale del disco è chiara sin dall’inizio: potenza, chitarre, assoli. TFToA è innanzitutto un disco power metal e questa, almeno rispetto agli ultimi due album, è una chiara inversione di tendenza per il sound dei Rhapsody. Il risultato è lampante: meno mid-tempo, figli forse di un’eccessiva influenza da parte dei Manowar, meno arrangiamenti barocchi e più doppia cassa, più velocità, più aggressività. Nonostante questo, però, il marchio Rhapsody è inconfondibile: il sound è profondo, la qualità compositiva di Turilli e Staropoli resta cristallina e di ampio respiro sinfonico e il mood estremamente epico e “fantasy” è più che preservato. Probabilmente The Frozen Tears of Angels rappresenta l’ideale successore di Dawn of Victory, visto che risulta essere l’album più equilibrato dei Rhapsody, in cui convivono in maniera estremamente armonica le tantissime influenze musicali alla base delle sonorità del gruppo italiano. Ho citato il terzo capitolo della saga perché i suoni e alcune soluzioni di TFToA ricordano quelli del vero successore di DoV, ovvero Power of the Dragonflame, in particolar modo in alcuni attacchi (Cristal Moonlight fa tornare in mente Agony is My Name), in alcuni assoli (in Sea of Fate risuonano echi di Steelgods of Last Apocalypse) in alcune soluzioni corali (per la verità più collegabili al tributo simonettiano di Rain of a Thousand Flames), ma lo fanno in una chiave aggressiva e costantemente “suonata” come non accadeva dai tempi di Dawn of Victory, appunto. Questo approccio decisamente più diretto favorisce sicuramente l’ascolto e la godibilità del disco che risulta essere uno dei più scorrevoli della band, anche grazie a una scelta dei suoni decisamente più varia e moderna del solito. Se, infatti, gli assoli di chitarra risultano essere meno “tarantella”e più sporchi, cattivi ed efficaci, tanto da rendere Turilli il grande protagonista del cd, gli inserti folk e acustici richiamano molto i suoni del folk metal nordeuropeo, pur restando estremamente delicati. In ultima analisi, anche la prova di Fabio Lione, al solito un eccellente interprete, meraviglia per la sua incredibile versatilità vocale, capace di offrire armonizzazioni che a volte strizzano l’occhio alla canzone pop italiana, a volte al classic rock, oppure stupire l’ascoltatore con uno screaming ancora più efficace che in passato. Ecco, il gran merito del nuovo episodio discografico dei Rhapsody è quello di tirar fuori il meglio dei singoli componenti e di fonderlo nel consueto stile a cui ci ha abituato la band, senza cedere alle tentazioni di una complessità e densità strutturale che aveva danneggiato la band negli ultimi anni prima dello stop.
Entrando nel vivo delle canzoni, è impossibile non citare Reign of Terror come una delle migliori composizioni mai proposte dai Rhapsody: un brano capace di fondere il blasting beat del black metal moderno, lo screaming, una struttura di cori teatrali impressionante e un ritornello di rara epicità in sette minuti di incredibile impatto emotivo. In un cd quasi “umile” e sicuramente meno pomposo rispetto al solito, Reign of Terror rappresenta un vero e proprio capolavoro nonché il manifesto di quanto possa essere magniloquente la proposta musicale dei Rhapsody ancora oggi. Altro episodio sopra le righe è sicuramente On the Way to Ainor, che segna il ritorno delle cavalcate power in pieno stile Rhapsody: una gioia per le orecchie dei fan di vecchia data, che canteranno immediatamente il ritornello a squarciagola. Altro episodio degno di nota è sicuramente Danza di Fuoco e Ghiaccio (no, non ha nulla a che fare con la saga di Martin!), tipico episodio branduardiano che, a differenza del solito, oltre a un ottimo gusto folk presenta anche un bellissimo assolo e un ruffianissimo ma incredibilmente efficace riff di chitarra durante il ritornello. Il premio per la canzone più “alternativa” del lotto va sicuramente a Crystal Moonlight, un pezzo diretto e graffiante, pieno di cambi di ritmo, con una struttura vocale estremamente interessante, un ritornello da assuefazione e un assolo quasi orientaleggiante ma molto moderno.
In ogni caso, anche il resto della tracklist è su ottimi livelli, con Sea of Fate e Raging Starfire che rappresentano due episodi classici del repertorio della band tricolore. Forse c’era da aspettarsi qualcosa di più dalla ballad, visto che Lost in Cold Dreams sparisce un po’ all’interno della tracklist, e dalla suite che, a differenza del solito, è semplicemente una bella conclusione, epica e intensa di certo, ma non così tanto da rappresentare la “bandiera” del cd. Segno, anche questo, di quanto i Rhaspody abbiano scelto di puntare molto sulla compattezza compositiva e sull’essenzialità, anche, probabilmente, in vista di esibizioni dal vivo.
In definitiva, i Rhapsody of Fire ritornano sulla scena con un ottimo disco, capace di riconsegnarci le atmosfere da romanzo epic fantasy a cui siamo stati ben abituati dal gruppo di Turilli e soci. Insomma, se avete bisogno di nuova linfa uditiva per entrare in clima D&D prima della sessione, o di una musica epica per immaginare o giocare IL combattimento della vostra campagna… beh, aggiungete The Frozen Tears of Angels alla lista della spesa.
Tracklist:
- Dark Frozen World
- Sea of Fate
- Crystal Moonlight
- Reign of Terror
- Danza di Fuoco e Ghiaccio
- Raging Starfire
- Lost in Cold Dreams
- On the Way to Ainor
- The Frozen Tears of Angels
- Labyrinth of Madness (Bonus Track)
- Sea of Fate (Orchestral Version)
Scheda riassuntiva:
- Titolo: The Frozen Tears of Angels
- Autore: Rhapsody of Fire (sito ufficiale) (fan club italiano)
- Casa discografica: Nuclear Blast (sito ufficiale)
- Anno di pubblicazione: 2010
- Durata: 61′
- Prezzo: €14.49 digipack (acquistalo su Play.com), €11.99 jewelcase (acquistalo su Play.com)








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