Le Olimpiadi invernali negli occhi di un Nerd
02.03.10
Sfatiamo questo mito che i Nerd e lo sport sono due mondi separati perché non è così e la crew di GStN ne è la prova vivente. Noi lo sport lo guardiamo, lo pratichiamo, lo amiamo, lo tifiamo e ovviamente… lo GIOCHIAMO! Nelle ultime due settimane è stato impossibile non seguire (specialmente per chi è nottambulo, e qui abbiamo casi esemplari di metabolismo vampirico) le Olimpiadi invernali. Anche se noi italiani mastichiamo poco le bianche piste (però siamo bravi ad arrivare quarti. NdShea) e se gli atleti azzurri hanno praticamente quasi tutti nomi germanici (e poi l’oro l’ha vinta l’emiliano Razzoli, GODURIA. NdShea), la purezza dello spirito olimpico ti entra nel cuore e non puoi fare a meno di stare lì a guardare; e poi diciamolo chiaramente, Vancouver è incantevole e tutta la manifestazione è stata organizzata in maniera ecosostenibile, due motivi validissimi per prestare un minimo di attenzione alla kermesse. Mi suggeriscono i miei colleghi (ma quanto sei professionale!?
NdShea) che anche le atlete sono un valido motivo per seguire le gare e, mio malgrado, devo ammettere che hanno proprio ragione!Mentre tutti insieme si ammirava le “prove” (ehm) di Lindsay Vonn e Julia Mancuso (ma anche Tina Maze e le ragazze del freestyle eh! NdShea) e le “curve” della pista, il discorso è “casualmente” caduto sui giochi ispirati alle olimpiadi. Quante ore ci abbiamo giocato impegnandoci come i dannati? Quanti joypad (ma anche e soprattutto joystick!!) abbiamo distrutto per riuscire a tagliare per primi il traguardo? E soprattutto: quanto ci siamo divertiti!!! Chiaramente non tutte le ciambelle riescono con il buco e molti di voi staranno pensando che in fondo in fondo questi giochi sono mere operazioni commerciali legate all’evento che lasciano il tempo che trovano. In parte è così, ma a noi della crew è bastato uno sguardo per capire cosa volevamo e ci è sembra giusto condividerlo con voi!
Era il lontano 1986 quando la U.S. Gold distribuì in Italia per C64 uno dei capolavori della Epyx: Winter Games. Versione invernale del già riuscitissimo Summer Games, capostipite dei videogiochi multi-evento, la Epyx realizzò un prodotto di qualità eccezionale, curato nei minimi dettagli: grafica incredibile per un 8 bit, sonoro coinvolgente e appropriato alle gare, giocabilità pazzesca e modalità multiplayer fino a 8 giocatori. Un gioco praticamente perfetto che ancora oggi, alla tenera età di 23 anni, resta uno dei migliori nel suo genere, tuttora piacevole e avvincente da giocare.

Winter Games Boxart
Epyx riuscì a catturare perfettamente lo spirito olimpico con una semplicità e una fedeltà impressionanti grazie a delle trovate azzeccatissime quali la cerimonia d’apertura, gli inni nazionali e la classifica a punti. Certo, c’erano pochi eventi e mancava lo sci alpino, ma per l’epoca era già un mezzo miracolo. Detto sinceramente, mentre abbiamo “girato” il video sembrava di essere davvero ritornati a quel magnifico stupore, e non è poco.
Fra l’86 e il ‘92 il mercato dei videogiochi olimpici pullulò di cloni dei giochi Epyx, tanto che nel 1988, in concomitanza con le olimpiadi canadesi di Calgary, uscì quello che spesso erroneamente è stato considerato come il seguito di Winter Games, ovvero Winter Challenge di Tynesoft, anche conosciuto come Winter Olympiad ‘88, che con il titolo di Epyx condivideva natura, struttura e anima, con il vantaggio di offrire più eventi (c’era lo sci alpino!!) e una grafica rinnovata. Eppure, c’è chi di Winter Oympiad, come il sottoscritto, ha un ricordo orrendo. Il motivo è presto detto: la versione per C64 era ingiocabile e faceva rabbia proprio per via di una realizzazione tecnica fantastica (la fisica delle bandierine dello slalom era allucinante!), mentre la versione Amiga strappò applausi, visto che colmò il vuoto lasciato dall’orribile conversione di Winter Games di Epyx.
Proprio su Amiga (lacrimuccia e minuto di silenzio…) il filone dei multievento sottozero visse un’epoca d’oro, ma mi piace ricordare la serie The Games di Accolade, con la sua grafica pazzesca e l’introduzione di “personalizzazione” dell’atleta, o la mosca bianca Winter SuperSports ‘92 di Flair, gioco dalla grafica essenziale, ma con una varietà di specialità, piste ed eventi (le gare di moto di neve erano incredibili!) notevole.
Ma in quegli anni cominciò un fenomeno che avrebbe caratterizzato in maniera radicale la scena dei videogiochi: i titoli su licenza ufficiale, gioie e dolori degli ultimi vent’anni di videoludo. Le Olimpiadi, ovviamente, erano (e sono tutt’ora) un’occasione ghiottissima per accaparrarsi una grandissima fetta di pubblico e fu la rediviva U.S. Gold a comprare i diritti per Barcelona ‘92 e Lillhammer ‘94 e a inaugurare la nuova tendenza. Lasciando da parte le peculiarità del titolo estivo, perché ne parleremo tra due anni per Londra
, Winter Olympics, sviluppato da Abstract Images nel 1994, fu un titolo molto ben confezionato, graficamente e tecnicamente. Completo e anche impegnativo, il gioco ufficiale della kermesse norvegese rendeva perfettamente giustizia a quelle che l’allora presidente del CIO Samaranch definì come le migliori Olimpiadi di sempre, eppure… e mi costa tantissimo dirlo visto che all’epoca lo adorai, a conti fatti era un titolo freddo, e non era colpa della neve. Per quanto l’ufficialità del gioco e la grafica in linea con il “brand” olimpico conferissero un aspetto realistico e televisivo al gioco, la rigorosità che impone un prodotto ufficiale ingessò un po’ il titolo, minandone un po’ la sensazione di “esserci”. Per esempio, la scomparsa delle cerimonie inaugurali e di chiusura furono per me un colpo durissimo da reggere perché semplicemente trasformavano il gioco in un semplice multievento griffato, in un Track’n'Field sulla neve. Bello, ma non magico.

Grafica e sistema di gioco "simulativo" per Lillehammer 94
Però Lillehammer resterà nella storia, perché il futuro dei videogiochi olimpici invernali per ben dodici anni sarebbe entrato in una girandola depressiva. Nagano Winter Olympics ‘98, sviluppato da Konami su N64 e PSX, avrebbe dovuto fondere la tradizione multievento nipponica con il brand olimpico, ma il risultato non fu dei migliori: gioco onesto, anche carino, con una resa decente di sci alpino e slalom di snowboard ma decisamente poco memorabile per quanto riguarda tutto il resto (solo sette eventi, sic), contando il fatto che lo shortrack diventò un semplice smashbutton senza possibili cadute, mestizia. Nel 2002 Eidos riuscì a fare molto di peggio per le Olimpiadi di Salt Lake City, visto che propose sei miseri eventi realizzati male, deludendo in maniera inspiegabile tutti visto che per le olimpiadi estive di Sidney era riuscita a tirare fuori un gioco più che discreto. Nel 2006, per l’Olimpiade italiana, la maledizione delle nevi poligonali colse 2K Games, non una software house qualunque, che strappò a Eurocom, autrice di un ottimo gioco per la kermesse estiva ateniese, i diritti delle Olimpiadi e riuscì a tirar fuori un gioco di una mediocrità tale che è meglio non scendere proprio nei dettagli.
Per fortuna, la maledizione dei multievento invernali si è interrotta quest’anno e i giochi di Vancouver hanno avuto addirittura due giochi ufficiali: Vancouver 2010 (ma và!?
) di Eurocom e Mario & Sonic ai giochi olimpici invernali, della sempreverde Nintendo. Entrambi i titoli sono molto più che validi e rappresentano due modi molto diversi per entrare nei fantastici impianti di Vancouver, Whistler, Cypress Mountain e zone limitrofe. Il gioco di Eurocom è tecnico, impegnativo e realistico, la grafica è notevole e la ricostruzione estetica della kermesse è curatissima; il difetto maggiore è che non c’è una modalità “carriera” che permetta un avvicinamento graduale e la stessa Olimpiade è una modalità gelida, con i soli eventi da affrontare in sequenza, senza un briciolo di gloria e di “colore” al di là delle cerimonie dei fiori a fine gara e soprattutto senza inni nazionali (eeh oh, quelli ci devono essere!). Il titolo Nintendo è il classico party game multievento da giocare su Wii e Ds con gli amici: veloce, divertente, simpatico e colorato, è un perfetto sincretismo dello spirito Nintendo con il lato più festoso delle Olimpiadi. Anche qui la ricostruzione degli impianti è davvero curata ma, ovviamente, il carattere estremamente cartoonesco del tutto mina sensibilmente la sensazione di “esserci”, ma non è quello il suo scopo.

Tails vs Peach nel fantastico ecopalazzetto del ghiaccio!

Whistler Mountain su PS3!
La morale della favola, a quasi un quarto di secolo dal titolo da cui tutto è cominciato, è che lo spirito Olimpico, per quanto riguarda i videogiochi, è rimasto imprigionato nel titolo Epyx, con il suo braciere spixellato, le colombe monocromatiche e tutta la magia che i caricamenti lunghi eoni sapevano creare. Serve qualcuno che liberi quello spirito e lo accolga in un titolo next-gen, serve qualcuno che comprenda che quei semplici elementi di contorno, di costume, rendevano epici e “reali” i primi, artigianalissimi tentativi di portare la creatura di de Coubertin sui nostri schermi. Noi, nel frattempo, continueremo a sfidarci con Winter Games e a sperare in un braciere olimpico e un manipolo di colombe in HD, magari per Sochi 2014.








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