Le Cronache di Xerinoth: Kiran Shazaar

18.02.10

“Non si tratta di fare proseliti, si tratta di offrire una scelta.”

Kiran Shazaar: ventiquattro anni a contatto con la natura, ventiquattro anni nel segno del rigoroso Credo dei Custodi dell’Armonia della foresta di Atarash, nei pressi della Torre Nera del Domenkrest. Comprendere il Credo, studiarne la filosofia e prepararsi a fare il proprio dovere: difendere, a ogni costo, l’Armonia all’interno della congregazione nella foresta dal caos del mondo “esterno” e, soprattutto, Anaya, colei che vede il Vero e ascolta le menti. Così come i primi Custodi fecero con Deva, la piccola elfa che per poco non cambiò le sorti del Domenkrest, in quelle pagine di storia che adesso si mischiano con la leggenda. Da quel momento, la foresta di Atarash è sinonimo di uguaglianza e salvezza per chi vede le cose in maniera diversa, per chi non vuole saperne delle guerre che infestano il mondo, per chi non si sente a proprio agio in un mondo che spesso non ascolta il saggio consiglio degli spiriti della Natura, preferendo le voci chiassose di divinità fin troppo capricciose. I Custodi vegliano su di loro, si occupano della loro rinascita e fanno riscoprire il legame atavico con il flusso vitale che scorre invisibile ma tumultuoso nell’essere di tutte le cose.

Kiran ShazaarKiran crede fermamente nel Credo e nell’Armonia ed è proprio per questo che ha sempre avuto un’estrema curiosità per il mondo esterno: comprenderne la disArmonia, comprendere le persone che vivono immerse nella sua claustrofobica forza per poter mostrare loro in maniera più efficace la possibile diversità delle cose. Di conseguenza, ha sempre sfruttato ogni occasione possibile, fra una lezione di lancia, una di storia e una meditazione simpatetica con la Natura, per sgattaiolare fuori dalla foresta e curiosare nei villaggi vicini alla Torre Nera, pittoreschi borghi dalle mille sfaccettature e dai variopinti personaggi. E’ lì che Kiran impara a vivere, a divertirsi e che nel mondo “esterno” la vita di gruppo non è poi così solidale: a fargli da mentore, o meglio, a fargli da spalla amica c’è un artista errante, Nate, la cui armonia, musicale, spesso si deve scontrare con l’esigenza di essere meno artistici, meno armonici, per sopravvivere. L’incontro con Nate e con la sua armonia permette a Kiran di riflettere sui Custodi e il loro Credo: se nella foresta di Atarash è possibile vivere diversamente, perché non spiegarlo anche al resto del mondo? Perché quest’ostinazione nel confinarsi da soli in un piccolo, verdeggiante anfratto del mondo? Un posto ideale, ma pur sempre minuscolo, nulla in confronto a quello che c’è fuori. Queste nuove convinzioni di Kiran si scontrano però con la tradizione dei Custodi, con la loro volontà di seguire dall’esterno le vicende del mondo e soprattutto, con le posizioni estremamente reazionarie di Gyndiaste Erelbon, vecchio saggio e druido reggente della comunità, una leggenda vivente la cui parola sembra scaturire dalla memoria secolare degli alberi più che da una volontà di un singolo elfo. Kiran è sfrontato e, proprio nel giorno in cui può compiere il primo passo ufficiale sul sentiero del Guardiano ottenendo le vesti del Terzo Circolo, osa affrontare Gyndiaste mettendo in discussione le tradizioni a fronte di un mondo che cambia e mai come ora ha bisogno di Armonia.
“Gli Spiriti hanno scelto noi e coloro che decidono autonomamente di abbracciare la nostra filosofia, non facciamo proseliti, siamo frutto di scelte di un piano più alto” la risposta di Gyndiaste, “estendere il Credo porterebbe disArmonia, è difficile concertare gli spiriti di molteplici esseri viventi diversi”.
Risposte tradizionalmente corrette, anche giustificabili in un certo senso, ma nella mente e nello spirito di Kiran, alla luce dei giorni passati “lì fuori”, suonano come anacronistiche e poco realistiche: nessuno può scegliere una vita diversa se prima non la osserva in atto. Non si tratta di fare proseliti, si tratta di offrire una scelta.

I mesi successivi per Kiran si fanno impegnativi, i doveri si moltiplicano e le possibilità di viaggiare si riducono drasticamente, alimentando le utopie ma anche le frustrazioni del giovane mezzelfo. A turbare ancora di più la vita di Kiran ci pensa Anaya, il cui dono sembra diventare sempre più potente e, di conseguenza, pericoloso e i cui movimenti diventano sempre più incomprensibili per un giovane Custode del Terzo Circolo, tanto che la protezione del Primo Circolo diventa sempre più asfissiante. Sia i druidi che lo stesso Rhyan Shazaar, suo padre e membro del Primo Circolo, diventano più evasivi e tutti i Custodi sono sempre sull’attenti. In pochi giorni, la vita di Kiran cambia drasticamente: Anaya rivela di essere incinta del figlio di Gyndiaste, Ydien, cosa di per sé meravigliosa, se non per il fatto che la trasmissione diretta del dono unita al profondo legame con la Natura dei Guardiani renderebbe il nascituro molto molto potente e, se non protetto adeguatamente, anche molto, troppo ambito nel mondo “esterno”. Motivo sufficiente a far scattare la paranoia del Primo Circolo e di Gyndiaste, che decide di celare Anaya con alcuni membri scelti del Circolo in un luogo sicuro, lontano dal centro di Atarash. Proteggere Anaya e il suo dono a ogni costo, quindi. Ma la scelta di Gyndiaste si rivela essere totalmente autolesionista: di lì a qualche notte si verifica un imprevisto fatale, la scomparsa della Torre Nera. In pochi attimi tutta la foresta è avvolta da una strana nebbia e quei pochi istanti bastano per far perdere il controllo della situazione: insieme alla Torre Nera, o meglio, ciò che si porta via la Torre Nera si porta via anche Anaya e le guardie a sua protezione. Per ventiquattro lunghissime ore il panico sconvolge i Custodi dell’Armonia e Gyndiaste si ritira, evitando di dare spiegazioni. Poi, la decisione sconcertante: la scomparsa di Anaya sembra essere frutto di un’antica profezia e l’unico modo per ritrovarla sarebbe assecondarne la metrica e le rime. Per far ciò un Custode dovrà viaggiare a Kel-Gnuul, il fronte di battaglia più antico di Xerinoth… per cercare dei segni.
Una storiella per ragazzini, una scelta insensata, per Kiran bisognerebbe semplicemente partire alla ricerca di Anaya e ricostruire l’ordine della Comunità, ma parlare con Gyndiaste, quasi in trance per non dire sotto shock, è inutile. Ironia della sorte, il druido sceglie colui che dovrà viaggiare: Kiran Shazaar, vista la sua conoscenza del mondo esterno.
L’ennesima scelta azzardata di un elfo incapace di essere lucido? In parte Kiran pensa questo, in parte crede che possa essere un’occasione per dimostrare al mondo e a Gyndiaste che l’Armonia si può trovare anche oltre le cortecce di Atarash, ma soprattutto, crede che non possa venir meno in quello per cui è stato addestrato: difendere Anaya a qualunque costo.

Questo è il Credo dei Custodi dell’Armonia e non intende venir meno al suo dovere.

Nb: l’immagine di Kiran è di SpectralFairy ed è originariamente disegnata per un personaggio del suo Lacrime Nere, Seth.

Shea

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