Le Cronache di Xerinoth: Gaston Aboné
18.02.10
Gaston nasce nel regno di Osyriis 18 anni orsono. I suoi primi vagiti risuonano nella grande reggia del re Tholdredd Guithien… ma a grande distanza. Provengono infatti da un’ala del palazzo molto lontana dalle stanze del re: quella della servitù.
La famiglia Aboné vive a corte da sempre; i membri della famiglia hanno costantemente servito con zelo, rispetto e impegno la famiglia reale e mai nessuno ha osato immaginare la propria vita lontano da quelle solide mura.
Ma oramai i tempi sono cambiati e così Ambroge Aboné e sua moglie Sartulé Abonmarché Aboné decidono che il loro piccolo Gaston deve avere una possibilità.
Ambroge e Sartulé sono persone semplici e miti; lavorano duramente e il mondo fuori lo hanno conosciuto attraverso le meraviglie che giungono a palazzo: armi da Ash’Thoron, preziosi da Dorithriel, oscuri artefatti da Domenkrest, moderne creazioni da Ther’Dath. Per non parlare delle grandi feste che richiamano a palazzo grandi personalità provenienti da tutto il mondo.
E sulla base delle loro conoscenze, decidono di fare di Gaston un uomo di mondo, un uomo in grado di vivere quella vita meravigliosa e di vedere con i propri occhi le terre fantastiche oltre i confini.
E così inizia l’avventura del piccolo Gaston Aboné.
Sin da piccolo la signora Aboné si sforza di far rassomigliare il suo piccino ai pargoli di corte. Grazie a un orlo, a un corpetto o una bella bistecca, ottiene favori dai membri della corte fino a far sì che il suo Gaston possa sedere in un angolo nelle stanze dove gli educatori insegnano ai figli dei nobili.
Il piccolo Gaston è un bambino sereno e di indole buona, vivace e agile. Mansueto, comprende in qualche modo di essere una sorta di ospite, ma lo ritiene un privilegio e impara a osservare e ad ascoltare, a riflettere e a imitare. Proprio grazie alle sue imitazioni riesce a farsi degli amici, ma non tutti comprendono il suo buffo modo di giocare e così inizia a farsi anche dei nemici.
La signora Aboné cerca in tutti i modi di rendere il figlio simile agli altri rampolli e così da vestiti dimessi, tovaglie, fazzoletti, abiti di nobildonne oramai abbandonati, nastri e belletti, la signora ricava graziosi abitini, che a suo dire fanno di Gaston un vero gentiluomo. In realtà Gaston assomiglia a un bizzarro miscuglio di tappezzeria, ma la sua diversità è la sua forza e quegli abiti solo e soltanto suoi diventano l’armatura del prode cavaliere e poi… li ha confezionati la sua mamma!
Il pallino di Ambroge invece sono le armi. Il padre ha in mente per il suo unico figlio maschio una carriera da grande spadaccino, magari a difesa del grande portale.
Dopo molte bottiglie di ottimo idromele e sacche di erba pipa, il giovane Gaston è ammesso all’accademia militare reale; ovviamente il suo nome non risulta in nessun registro, ma il ragazzo può assistere a tutte le lezioni!
Ed è con grande stupore di insegnanti e allievi che Gaston si rivela un ottimo elemento.
Per l’occasione, la signora decide di arricciare i lunghi capelli castani del giovane Gaston che, estremamente divertito dai tanti nastrini colorati che gli fanno il solletico mentre corre e scuote il capo, pretenderà che tutte le sere la madre gli faccia la messa in piega.
Gaston è veloce, agile, elegante, istintivo e combatte con destrezza. I suoi compagni lo deridono per il suo aspetto, ma quando combatte non vola una mosca. Quando combatte Gaston si trasforma in una persona completamente diversa, ma se per caso qualcuno gli sporca l’abito o gli rovina la messa in piega, allora sono guai seri e non ce n’é per nessuno.
Gaston cresce, osserva e legge. Legge qualsiasi cosa gli capiti tra le mani, ricopia sul suo taccuino le cartine geografiche e disegna i palazzi e gli scorci più belli delle grandi città. Ogni volta che a palazzo arriva uno straniero Gaston lo intercetta e gli parla cercando di assorbire tutto ciò che può. Sulla foderina del suo taccuino, dove disegna e racconta ciò che apprende, c’è scritto: Diario di viaggio di Gaston Aboné.
Dopo anni di studio, il maestro d’armi decide di portare i suoi studenti al portale. Tutti i ragazzi sono entusiasti. Tutti immaginano che il loro destino si compirà grazie all’onore con cui si distingueranno in battaglia.
Ma la visita al portale ha su Gaston un effetto strano. Per la prima volta prova paura. Comprende che in qualche modo quella non è solo una questione d’onore. Il portale è un argine magnifico e al contempo inquietante che vomita ogni sorta di nefandezza. Uomini muoiono e sono morti a centinaia davanti a quel portale e nessuno sa per quanto tempo sarà possibile difenderlo.
Gaston si sente piccolo e schiacciato da quella responsabilità; mentre molti dei suoi compagni implorano il maestro di lasciarli andare a combattere, Gaston si ritrae e prova a disegnare qualcosa, ma non è capace. Eppure l’immagine di quel portale gli resta stampata nel cuore e nella mente come se in quel luogo lo attendesse una prova.
Dopo la visita al portale l’atteggiamento di Gaston nei confronti dei suoi allenamenti cambia. Tutto gli sembra troppo finto, troppo poco efficace, troppo lontano dalla realtà. Quello che c’era da apprendere era stato appreso.
Una sera decide di aprire il suo cuore ai suoi genitori ed è estremamente stupito quando il padre lo abbraccia e quasi con orgoglio gli dice che è giusto che vada. Gaston conosce bene la storia della sua famiglia e sa che nessun Aboné ha mai varcato la soglia del palazzo, se non per delle commissioni al mercato!
La mamma e il papà, tra le lacrime, gli confessano che tutti gli sforzi che hanno fatto per renderlo il grande uomo di mondo quale è, sono stati pensati proprio per offrire al loro piccino, se mai questi lo avesse voluto, questa meravigliosa possibilità: diventare il primo Aboné ad aver visto il mondo.







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