Le Cronache di Xerinoth: Costantinus Evander

18.02.10

Costantinus Evander, chierico di Erathis, viene da una famiglia benestante di Osyriis. Tuttavia, questa famiglia non esiste più, se non per il cognome che portano lui e suo fratello Marcus.

Suo padre Felden era un ricco mercante delle sue terre: lo spostamento delle merci, prima solo alimentari e in seguito anche manifatturiere gli aveva permesso di ottenere una certa rendita. Era essenzialmente un uomo onesto, con la dose di spregiudicatezza che permette una scalata dalle origini abbastanza umili (piccolo proprietario di un fondo) da cui partiva.

La crescente ricchezza economica, nonché la relativa vicinanza con la capitale, fecero si che diventasse un uomo noto negli ambienti di Zuthar. Divenne fornitore anche per l’esercito, entrando in amicizia con molte alte sfere: faceva affari con tutti e aveva cominciato a godere di una certa considerazione negli ambienti nobili: si diceva fosse persino incaricato di alcune missioni segrete.

La madre di Costantinus e Marcus, Thamira, aveva a sua volta origini umili: figlia della proprietaria di una piccola taverna, era una donna di buon carattere, ma decisa e realista. Era molto amata dal marito, che non mancava di ricordarle che era una donna fuori dal comune, riuscendo a portarla a un, raro per lei, sorriso timido. Sapeva che la vita era difficile e che impegnarsi era importante. La fortuna che aveva avuto nel conoscere Felden  si affiancava al duro lavoro che aveva sempre svolto nel portare avanti la taverna. Le era dispiaciuto venderla quando si trasferirono a Zuthar, ma, dati gli impegni sempre più pressanti del marito, aveva deciso di fare la madre a tempo pieno, per permettere  ai figli di avere un’educazione superiore alla sua, nonché di avere ben chiari gli obiettivi della loro vita.

Costantinus e Marcus avevano solo otto anni il primo, dieci il secondo quando loro padre li mandò di corsa alla loro vecchia proprietà, con la madre. Felden non volle spiegare i motivi di tale scelta neanche alla moglie, ma aveva un’aria preoccupata, ricordava Costantinus.

Fecero velocemente i bagagli e si avviarono. Dopo soli due giorni di marcia vi fu l’assalto, ai confini di un bosco. Per dei bambini era difficile capire cosa stesse succedendo; l’unica cosa intuibile era la grande confusione e gli uomini vestiti di scuro che si battevano con ferocia contro la scorta di famiglia. Molte di quelle persone Costantinus le conosceva bene, erano gentili con lui. Thamira era evidentemente spaventata, ma cercò di farsi forza per i figli. Ademar, la guardia personale del padre, che li accompagnava nella fuga, era alla guida. Vedendo la situazione mettersi male cercò un’azione disperata: lanciò il carro a tutta velocità, sperando che le redini reggessero e che i cavalli non si imbizzarrissero, nel primo varco che gli sembrò di vedere nel bel mezzo della battaglia.

Il risultato, fu solo in parte quello sperato. I cavalli non si imbizzarrirono e riuscirono a superare il blocco, partendo a tutto spiano nella prateria. La carrozza aveva retto gli scossoni ed era riuscita a svincolarsi, complice la strenua difesa della scorta. Il problema fu la selva di frecce.

Ademar rimase gravemente ferito; fu con le ultime forze che portò la carrozza al più vicino villaggio, nonostante alcuni inseguitori a breve distanza. Lì le porte vennero aperte e subito richiuse per la carrozza, come se fossero attesi. La guardia si chiese come fosse possibile: fu l’ultimo suo pensiero, prima di crollare al suolo esanime.

All’interno della carrozza Thamira era china sui suoi figli. Una delle frecce era riuscita a infilarsi da un’apertura causandole una terribile ferita al collo. Sanguinava copiosamente, era stata presa in un punto delicato ed era svenuta.

Costantinus ricordava la paura enorme nel momento in cui la portiera della carrozza si aprì. Una figura in veste marrone, anziana, si affacciò dentro, lanciando un’esclamazione di sorpresa. Gridò dietro di se alcuni ordini, per poi entrare e constatare lo stato di Thamira. Sospirò profondamente.

I due giovani Evander vennero entrambi lasciati alle cure della Chiesa di Erathis. Venne inviata una missiva a Zuthar, per richiamare Felden al capezzale della moglie. La risposta fu la più tragica possibile: Felden era stato assassinato la notte stessa della loro partenza. I motivi non si conoscevano. Si pensava a una vendetta per qualche affare andato male. Thamira lo avrebbe seguito di lì a pochi giorni. Non fu nemmeno permesso ai due piccoli di vedere la loro madre nei suoi ultimi giorni di vita. L’unica cosa che seppero è che vennero al villaggio alcune alte autorità di Zuthar e della Chiesa di Erathis. Vi fu un funerale con pochi partecipanti e il cadavere venne portato via per essere seppellito a Zuthar stessa, dove si trova ancora oggi la sua tomba.

Uno dei principali mercanti di Zuthar, Ranth, con cui Felden era stato spesso in affari, fu generoso: decise di prendere in custodia uno dei due figli, Marcus, con la motivazione che suo figlio maggiore era poco tempo prima morto in un incidente a cavallo. Solo Marcus. “Per evitare problemi futuri di eredità, prendo il gemello maggiore” fu la cruda spiegazione.

Così Costantinus rimase con la Chiesa di Erathis. Venne inviato a Mithranos, capitale del Ther’Dath, dove avrebbe ricevuto educazione presso la chiesa. Il Chierico che l’aveva trovato lo seguì: il suo nome era Alesteir Fanimor e fu per Costantinus come un padre. Il giovane crebbe sotto i dettami della Chiesa e ne assorbì bene gli insegnamenti, riuscendo a diventare un membro attivo dell’organizzazione di Mithranos già in giovane età.

Era amato dalla gente e amava la città a sua volta: permettere di avere una vita serena alla popolazione di quel luogo così grande e vario, sia nelle razze che nei suoi edifici e nelle sue istituzioni, era una missione che lo rasserenava.

I beni della famiglia Evander erano gestiti dall’altro mercante che aveva preso in custodia Marcus e sarebbero diventati suoi al raggiungimento della maggiore età. Nel frattempo percepiva ogni due mesi una buona somma di denaro, che il giovane Costantinus spendeva solo per aiutare la Chiesa. E quando la maggiore età arrivo, gli venne restituito ciò che gli spettava: soldi che, al pari della precedente rendita, furono utili alla Chiesa di Erathis per portare la sua parola per le terre di Ther’Dath.

Con Marcus Costantinus rimaneva in contatto via missiva. I due fratelli non erano in realtà molto legati, soprattutto perché molto diversi: come Marcus era estremamente combattivo, portato anche spesso all’ira, Costantinus era riflessivo e diplomatico. Si accapigliavano spesso, finendo persino per azzuffarsi. Nonostante ciò sentivano il rapporto di sangue e, per quanto ognuno di loro vivesse la sua vita in totale indipendenza dall’altro, si scrivevano a intervalli regolari. Così Costantinus sapeva che suo fratello era cresciuto agiatamente sotto la custodia del mercante e già da giovane si era dato alla carriera militare: l’ultima missiva risaliva a pochi mesi prima dell’inizio della campagna. Si erano diradate un po’ nel tempo, ma Costantinus era tranquillo, sapendo che Marcus faceva parte dei “Delfini delle pianure”.

Tutto ciò non gli aveva impedito di fare ricerche sulla sua famiglia e sui misteriosi eventi che circondarono la sua scomparsa. Proprio dopo queste ricerche, in un giorno di tarda primavera, Costantinus si apprestò a partire verso Kel-Gnuull.

“Mio giovine discepolo, sappiamo entrambi che la tua prima, vera missione fuori dalle mura di questa città non è solo di sostegno per le truppe. Sei sicuro di volerti sobbarcare di tale peso?” gli disse Alesteir, mentre finiva i preparativi.

“Le mie ricerche, come le tue parole, hanno portato molte domande, su me, sulla mia famiglia e sugli affari di mio padre. E’ necessario che trovi delle risposte” disse con tono fermo il giovane chierico.

Alesteir sospirò: “Che la luce di Erathis ti guidi su questo sentiero. Ma sii prudente: tu sei speciale, fuori dal comune, ricordalo”. Costantinus sospirò e sorrise tristemente al suo maestro. Non era la prima volta che sentiva quella frase. Era arrivato il momento di scoprire quanto fosse vera.

TheBlond

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