Tales of Monkey Island: il grande ritorno di un terribile pirata!
15.02.10
Un po’ di storia…
Scrivere di Monkey Island per me è un’emozione. Il mio primo ricordo al riguardo risale a quando avevo otto anni, nel 1992. Era Monkey Island 2: LeChuck’s revenge e girava sul mio 486 a 66 MHz con ben 1 mega di RAM. Il primo videogioco su PC che comprassi io stesso; un’intuizione che avrebbe deciso la mia vita videoludica: tempo 5 minuti e mi innamorai del sarcasmo di quel pirata in giacca blu di pixel.
Ovviamente il passo successivo sarebbe stato darmi a The Secret of Monkey Island, capolavoro del 1990 che aveva dato rinnovato slancio alla LucasArts, la casa di produzione di quel genio di George Lucas, un uomo che ha influenzato “poco” la nerd society…
Così, dopo un’attesa lunga 5 anni, ero in fibrillazione quando a Natale 1997 arrivò The Curse of Monkey Island, terzo capitolo della saga: sarei finalmente tornato a scervellarmi sugli enigmi di quella che per me, come per molti, era l’avventura grafica per eccellenza. Le attese non furono deluse, anche se il livello era forse un po’ inferiore ai capitoli precedenti.
Nel 2000 arrivò Escape from Monkey Island. Non c’era più la mano di Ron Gilbert a capo del progetto: i capi designer erano comunque i bravi Michael Stemmle e Sean Clark, membri di spicco dello staff dei precedenti episodi, ma la differenza comunque era evidente. Fu una delle prime esperienze 3D per le avventure grafiche ed era stato deciso il triste addio del mouse nel sistema di controllo. Giocabilità e difficoltà ne risentirono e la grafica, con fondali fissi e poche animazioni, non rendeva per niente. La trama e gli innumerevoli sketch erano anche divertenti, ma non ti dava la classica sensazione di Monkey Island.
Sembrava l’oblio definitivo, e neanche degno, della saga.
Poi, ben nove anni dopo, arrivò laTelltale Games, team di ex-programmatori della LucasArts messisi in proprio. Partendo dalla grande esperienza che avevano nelle avventure grafiche, si proposero di applicare i dogmi del gaming di terza generazione all’indimenticato fascino retró del punta e clicca. Con una formula di distribuzione innovativa, la season: giochi divisi in più capitoli, giocabili singolarmente e indipendentemente l’uno dall’altro, rilasciati con cadenza all’incirca mensile.
E dopo gli ottimi risultati di ben due season di Sam ‘n’ Max, ecco arrivare il progetto più atteso e temuto dagli appassionati del genere di tutto il mondo.
Tales of Monkey Island
Il ritorno di Guybrush Threepwood: mighty pirate, sua moglie Elaine e il terribile pirata-zombie-fantasma LeChuck è avvenuto il 7 luglio 2009, con l’uscita del primo capitolo della saga, completandosi a dicembre dello stesso anno. Cinque i capitoli della season 1:
- Launch of the Screaming Narwhal
- The siege of Spinner Cay
- Lair of the Leviathan
- The trial and execution of Guybrush Threepwood
- Rise of the Pirate God
Storia nuova, personaggi nuovi, colpi di scena e tutti gli uomini chiave della vecchia produzione (compreso, in qualità di consulente, Ron Gilbert!) riuniti in questo progetto… sarà un ritorno ai fasti del passato?
Guarda dietro di te! Una scimmia a tre teste!
La presenza di Ron Gilbert come consulente dà subito buone vibrazioni. I ragazzi di Telltale si sono impegnati a dare nuovo smalto alla sua creatura e dopo i primi minuti di gioco del primo capitolo si arriva subito a una certezza: stiamo giocando col vero Guybrush Threepwood, con le sue spacconerie, la sua stupidità e la sua insospettabile arguzia; senza contare persino una maturazione, non solo per il ritorno al pizzetto e alla giacca blu di Monkey Island 2 (ndR: il miglior Guybrush, senza dubbio!). Andando avanti i capitoli non perdono colpi: la trama è divertente, assurda e originale, con trovate pazzesche e ottimi nuovi personaggi (Morgan e soprattutto LeSinge sono da antologia); ritorna così il piacere di ridere come dannati davanti al PC, a costo di farsi prendere per pazzi dal resto della famiglia. Tutto ciò fin dall’inizio, strutturato come il finale di un’ipotetica avventura precedente, alla fine, che lascia aperte le porte a un’attesissima season 2.
Se uso il pollo con carrucola con la bomba d’amore voodoo forse riesco a…
Ma il succo del discorso, per l’amante delle avventure, si snoda intorno a due assi: il sistema di controllo e la difficoltà degli enigmi. Qui le Tales ispirano il maggior dibattito. Il sistema si adatta alla grafica 3D del gioco, cerando però di accontentare i classicisti del genere. Il risultato è un ibrido: tastiera (o joypad) per spostarsi, mouse per interagire con gli elementi dell’ambiente. Una scelta che anche se può far storcere il naso al purista, si rivela tutto sommato pratica. A dare una mano sono soprattutto le inquadrature, capaci di dare prospettive funzionali delle varie location, rendendo l’esplorazione interessante e intuitiva.
Nessuna traccia invece del mitologico Scumm System, con le sue innumerevoli azioni. I due pulsanti del mouse permettono di esaminare o di agire direttamente con gli elementi del paesaggio, senza poter fare scelte precise, come “Aprire” o “Spingere”: sarà lo stesso Guybrush a compiere direttamente l’azione più indicata. Ciò rende sicuramente il tutto intuitivo, ma anche più semplice. Addio alle nottate senza rendersi conto che quel dannato cane lo devi semplicemente “Raccogliere”(cit.)! La difficoltà si presenta così come un punto debole, soprattutto per i giocatori più smaliziati, che non avranno problemi a finire i capitoli con una certa scorrevolezza, bloccandosi solo in rare situazioni più particolari. Va detto che di capitolo in capitolo la difficoltà aumenta. Nell’ultimo in particolare ci saranno moltissime cose da fare, che creano almeno un po’ di quel senso di sfida che sta a pennello alle parti clou della narrazione.
E’ ovviamente presente anche un sistema di duelli (dal terzo capitolo), stavolta in una veste particolare: saranno duelli di espressioni piratesche! Un po’ troppo meccanico forse, ma le espressioni e la loro presentazione sono divertentissime, grazie anche all’ottima animazione, come vedremo tra poco. Geeezer!
Comunque, complici le innumerevoli e gustose scene animate, la giocabilità per capitolo si assesta intorno alle 5 – 6 ore. Un po’ poco forse sui singoli, ma giocando in sequenza tutta la season (cosa consigliabile ora che sono disponibili su Steam i complete pack), si va intorno alle 20 ore. Un quantitativo accettabile.
Tutte queste direzioni in cui muovermi mi stanno facendo girare la testa…
Il comparto tecnico di un’avventura grafica spesso e volentieri va in secondo piano rispetto ai risvolti più narrativi. Ciò non toglie che Tales of Monkey Island ha ricevuto critiche in questo senso dagli appassionati. Critiche giustificate? La grafica in 3D, come si è visto, è ben sviluppata sul piano cinematografico. Certo, il dettaglio delle texture sarebbe potuto essere maggiore, soprattutto considerata la potenza di calcolo dei PC attuali. Ma di contro, ogni capitolo è piuttosto “leggero”, sia in memoria occupata che in richieste hardware e può girare su sistemi anche più datati.
In ogni caso lo stile cartoon e un po’ deformed riesce perfettamente allo scopo, permettendo un’ottima caratterizzazione di tutti i personaggi. Merito anche di un buonissimo sistema di animazione delle espressioni facciali, sempre credibili e divertenti; soprattutto quelle dello stesso Guybrush, che non manca mai di mostrare con grande espressività i suoi stati d’animo. Sono piuttosto rari i casi di sovrapposizioni o bug grafici; solo una volta mi è capitato che Guybrush “fluttuasse” di qualche centimetro sopra il terreno (cosa ironica data la natura “fantasmagorica” del personaggio al momento). Menzione d’onore anche al comparto sonoro. I brani classici della serie si mescolano a nuovi temi sonori che accompagnano bene l’azione, mantenendo inalterata la classica atmosfera piratesca del gioco.
8497 pezzi da otto
In sintesi, Tales of Monkey Island è sicuramente consigliato a tutti gli appassionati della serie. Ci vorrà poco ad adattarsi al nuovo sistema di controllo e la scarsa difficoltà viene tutto sommato compensata dalle continue situazioni divertenti e dalla trama assurda e godibilissima, che spingono a voler andare a vedere subito come andrà a finire. Il tutto inoltre è piuttosto godibile per il nuovo giocatore, che, per quanto incapacitato a capire le innumerevoli citazioni dei vecchi episodi, avrà sempre di che divertirsi. Insomma, un buonissimo ritorno per la saga di Monkey Island, con una season 1 che riporta in auge alcuni dei personaggi più amati della storia videoludica. Con la consapevolezza che con la season 2 si potrà far ancora di meglio.











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